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Uomini illustri

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Questa pagina dal titolo “Uomini Illustri” vuole essere un omaggio e un ricordo delle personalità che hanno legato parte della loro esistenza alla città di Modica o perché nati in questa città o perché vi hanno operato e vi operano distinguendosi nel panorama artistico, scientifico o letterario. Questa pagina è dedicata a Salvatore Quasimodo che nacque a Modica il 20 agosto del 1901, Gesualdo Bufalino che insegnò nella città nel 1951 e che ne fece spesso il palcoscenico di brani delle sue opere, Tommaso Campailla letterato e scienziato del XVII secolo, Pietro Roccasalva e Giuseppe Colombo che si stanno rivelando brillanti esponenti nel panorama dell’arte contemporanea, Chiara Civello, giovanissima e promettente cantautrice di origini modicane.

Anna Cabrera e Federico Henriquez, conti di Modica

Lo stemma degli Henriquez Cabrera, Conti di Modica dal 1480 al 1702, riporta, nei quattro campi, la capra che fa chiaro riferimento al nome della famiglia Cabrera discendente da Bernardo Cabrera e che portava questo nome per il possesso di un feudo nella località di Cabrerès nei presi della città di Girona; le torri di un castello poiché i Cabrera detenevano la carica ereditaria di Almirante di Castiglia, una delle massime cariche del Regno Spagnolo, i Leoni poiché i Cabrera erano Signori di “Castilla y Leòn”, e, infine, i colori del Regno d’Aragona: le fasce arancio e oro. La carica di Almirante di Castiglia che, con il tempo divenne onorifica, quando venne istituita fu assai ricca.
Venne istituita da Ferdinando III "Il Santo" nel 1247. Le leggi riconoscevano l’Ammiraglio come Capitano Generale del Mare con potestà assoluta sul naviglio reale, sulla direzione della guerra sul mare e sul commercio marittimo.
Ai benefici economici si aggiungeva la piena giurisdizione senza diritto d’appello superata unicamente dall’autorità reale. La carica, se inizialmente fu vitalizia e appannaggio di varie famiglie castigliane, dal 1405, e per i tre secoli seguenti, fu un diritto ereditario degli Henriquez.
Federico Henriquez e Anna Cabrera sono sepolti all’interno della Chiesa di San Francesco a Medina de Rioseco in Spagna e il sepolcro dimostra la grandezza d’animo di un personaggio spesso considerato poco significativo o all’ombra della moglie. Federico si fece seppellire in basso sovrastato dalle statue della moglie Anna e della cognata Isabel e dispose per testamento che sulla lastra di diaspro che ne ricopre le spoglie si scrivesse: Elles estan do mereçen y yo do meresco (Esse stanno dove meritano e io dove merito). Segno di umiltà e di grande affetto nei confronti delle due donne destinate a dominare dall’alto il tumulo del congiunto.
La personalità di Federico Henriquez era quella di un uomo reso sagace e malinconico dalle esperienze tanto da trovare rifugio in una fede sofferta e vera, lontana dalle cupe atmosfere della Controriforma. E’ stato accertato, da parte degli studiosi che si sono occupati di studiare Federico, che quest’ultimo ebbe contatti con gli Alumbrados, una corrente cattolico riformista con forti influenze erasmiane, duramente combattuta dalla Controriforma e dal suo campione il Re Filippo II.
Il Conte si rivela, a uno studio attento e approfondito, un personaggio di grande rilievo protagonista di vicende che appartengono alla Grande Storia.
Federico era di stirpe reale discendeva da Alfonso, detto Enriquez, per essere stato al fianco di Enrico II nel confronto con Pietro il “Crudele”. Alfonso era figlio illegittimo di Federico, a sua volta figlio illegittimo di Re Alfonso XI. Sposò Anna Cabrera dopo aver avuto la meglio in una gara che vedeva all’opera ben quattro corti: Napoli, Aragona, Castiglia e Sicilia, ciascuna con un suo diverso pretendente in un intreccio romanzesco di intrighi politici, sottigliezze diplomatiche, trame dinastiche.
Federico Henriquez svolse un ruolo fondamentale nella veste di membro del Consiglio Reale di Ferdinando e Isabella proprio nell’impresa di Cristoforo Colombo. Fu uno dei capi delle truppe che si opposero alla rivolta dei Comuneros, fu anche un acuto osservatore politico intuendo, anzitempo, che il tallone d’Achille dell’Impero era la sua vastità.
Ai margini di tutte le vicende, appena sfiorate, la Contea di Modica dalla quale Federico e Anna si allontanarono tra il 1484 e il 1486 pur continuando ad occuparsene da lontano.
Tuttavia, tale lontananza costituì, per il destino della Contea, una vera e propria fortuna. In questo preciso momento storico, attraverso l’istituto dell’enfiteusi (concessione di terre in cambio di canoni periodici), il Feudalesimo tramontò ben prima del 1812, l’anno in cui cessò di diritto il latifondo, pressoché unanimemente, riconosciuto come la causa del sottosviluppo della Sicilia occidentale. Nella Sicilia sud-orientale il latifondo scomparve precocemente lasciando il posto a una piccola e media proprietà che valorizzava l’intraprendenza e l’iniziativa dei singoli.
A ciò si aggiunga che quella lontananza unita al particolare status giuridico-politico della Contea (un Regno nel Regno), stimolò forme, se non di autogoverno certo impensabili per l’epoca, la formazione di un ceto di funzionari in qualche modo svincolati da un rapporto passivo con il signore feudale e quindi più aperti alle società che devono governare.
Come ha notato Leonardo Sciascia: ”A differenza, insomma, che in altre terre baronali, e meglio che nelle terre demaniali, nasceva una borghesia”.
Il più bel ritratto della Contessa Anna Cabrera è quello sull’iscrizione della tomba che così recita “Ad Anna de Cabrera, piissima oltre che castissima, illustrissima, nata felicemente da stirpe francese e aragonese, signora di Modica e di Cabrera, per le sue grandissime ed esimie virtù, Federico Henriquez II Grand’Ammiraglio di Spagna magnificamente alla moglie carissima qui pose. Salì al cielo nell’Anno dell’Incarnazione 1526”. Parole che riepilogano una condizione nobilissima (il cenno alla duplice ascendenza regale: da parte di madre, Giovanna di Foix, discendente dei reali di Francia, e la discendenza aragonese dei Cabrera, una vita fatta di religiosità, amore e concordia coniugale.

Bernando Cabrera

Bernardo Cabrera, l’antenato di Anna Cabrera, divenne proprietario del feudo della Contea di Modica dal 1392, subentrando alla famiglia Chiaramonte che aveva detenuto il potere fino a quel momento.
La morte di Federico IV "Il Semplice" nel 1377 aveva lasciato l’isola in piena anarchia. Il re era morto senza eredi maschi. L’erede al trono, la giovane principessa Maria, era stata presa sotto la protezione di quattro grandi Vicari, Manfredi Chiaramonte, Conte di Modica, Artale Alagona, Francesco Ventimiglia, Conte di Geraci, Guglielmo Peralta, Conte di Caltabellotta, che governavano autonomamente in vastissime aree del Regno definite a partire dai possessi territoriali di ciascuno. Maria fu custodita a Catania nel Castello Ursino in attesa di procurarle un buon matrimonio. Mentre Artale Alagona concertava, senza farne parola con gli altri, il matrimonio della principessa con Gian Galeazzo Visconti la giovane venne rapita nel 1381 dal Conte di Augusta, Guglielmo Raimondo Moncada, e portata, dopo varie vicende, alla corte di Pietro IV d’Aragona, suo zio, il quale la affidò al secondogenito Martino di Montblanch.
Martino la sposò al figlio Martino e cominciò a pensare a una spedizione per la restituzione dell’isola ai legittimi sovrani dal momento che nel periodo dell’interregno, durato quindici anni, il potere era confluito nelle mani dei Vicari che erano riusciti a fare riconoscere la loro posizione dal papa e avevano realizzato alleanze fuori dai confini siciliani tentando di rimanere saldi nel governo dell’isola. I re d’Aragona infatti non avevano mai smesso di guardare alla Sicilia come parte solo temporaneamente separata dei loro domini; il legame originario tra le due dinastie regie, rendeva possibile e legittima la rivendicazione del Regno siciliano da parte della dinastia catalano-aragonese.
Solo nel marzo del 1392 potè concretizzarsi l’impresa che venne affidata a Bernardo Cabrera in qualità di “Ammiraglio e capitano generale di tutta l’armata e principale autore e promotore”. Bernardo portava lo stesso nome del padre e del nonno che, innocenti, erano stati fatti decapitare dal re Pietro IV, dopo uno scandaloso processo per tradimento basato su falsità e i loro beni erano stati sequestrati dal re che però, riconosciuto l’errore nel 1381, li restituì al legittimo erede Bernardo, un giovane di soli vent’anni che da quel momento si distinse per la sua fedeltà al re.
Martino e Maria sbarcarono a Trapani nel 1392, spalleggiati dal padre di lui Martino di Montblanch, vero e proprio sovrano per conto del figlio e della nuora, e cominciarono a porre sotto controllo il Regno. Gli ci vollero però più di quattro anni, durante i quali corsero il rischio di essere sconfitti quando furono salvai nell’anno 1393 da Bernardo Cabrera giunto a Catania per liberarli dell’assedio.
Bernardo infatti si era recato, precedentemente a Barcellona, per chiedere aiuto al re Giovanni fratello del duca Martino e non avendo ricevuto ascolto aveva impegnato i propri feudi, aveva arruolato un piccolo esercito di 300 fanti e 200 arcieri a cavallo e diverse compagnie di mercenari catalani guasconi e bretoni. Sbarcato a Termini si diresse verso Catania dall’interno della Sicilia liberando i sovrani dall’assedio. Bernardo aveva già ricevuto il titolo di Conte di Modica il 20 giugno 1392 dopo che Andrea Chiaramonte, ultimo Conte, era stato decapitato a Piazza Marina a Palermo e quest’ultima impresa compiuta gli valse la carica di Maestro Giustiziere, cioè primo magistrato del Regno di Sicilia.

Rosario Gagliardi (Siracusa 1680-Noto 1726)

Magister siracusarum ma residente a Noto. Gli vengono commissionati vari lavori a Modica nel corso del primo ventennio del Settecento. Si trattò soprattutto di lavori, anche molto radicali, di ristrutturazione di edifici sacri. Alla formazione del suo ingegno concorrono l’iniziale esperienza di artigiano del legno e della pietra, lo studio delle opere realizzate, in passato, in loco e la conoscenza dell’architettura italiana ed europea.
La Chiesa del Soccorso di Modica è considerata con piena fondatezza una sua opera. Con quest’opera Gagliardi rinomato e riconosciuto oramai come Architectus Fabricarum avvia il processo della sue progettazioni più alte: si tratterà di esplicitare, sviluppare e ulteriormente articolare ciò che è stato in nuce realizzato a Modica: dentro quell’appodo progettuale ci sono già San Domenico di noto e San Giorgio di Ragusa.

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo nacque a Modica il 20 agosto 1901. Il padre del poeta era capostazione e doveva spostarsi spesso da una città all’altra è cosi che Salvatore Quasimodo trascorse la sua infanzia in piccoli paesi della Sicilia Orientale e che proprio la città di Modica gli diede i natali e può vantarsi di avere un concittadino divenuto tanto famoso e addirittura insignito del Premio Nobel per la Letteratura ( finchè non verrà istituito un Nobel specifico per la poesia). Dopo il terremoto del 1908 la famiglia Quasimodo si trasferisce a Messina dove Salvatore compie gli studi fino al diploma di Geometra. E’ qui che il futuro poeta stringe amicizie durature e comincia a scrivere versi per riviste simboliste locali. All’età di diciotto anni lascia la Sicilia per trasferirsi a Roma. Dopo un primo periodo trascorso a Roma impiegato presso il Genio Civile si trasferisce a Reggio Calabria. Nel 1929 si reca a Firenze e il cognato Elio Vittorini lo introduce nell’ambiente della rivista Solaria. Per le Edizioni Solaria esce nel 1930 Acque e Terre, primo libro della carriera poetica di Quasimodo che con Oboe Sommerso, raccolta pubblicata nel 1932, e Erato e Apollion, uscita nel 1936 si afferma come rappresentante della poesia ermetica. Il 1934 è l’anno del suo trasferimento a Milano dove comincia a frequentare il gruppo Corrente cominciando a maturare l’idea di lasciare definitivamente l’impiego a Genio Civile. La decisione diverrà definitiva nel 1938 e, nello stesso anno, appare la prima importante raccolta antologica di Poesie. Nel frattempo era cominciata l’attivita di Quasimodo come traduttore e nel 1940 viene pubblicata la traduzione in italiano dei Lirici Greci alla quale segue nel 1942 la nota raccolta di poesie dal titolo Ed è subito sera.
Durante la guerra Quasimodo lavora alacremente scrivendo versi e traducendo Omero, Catullo, Virgilio, Shakespeare, Neruda con esiti altissimi.
Con la raccolta Giorno dopo Giorno la sua poesia ha una svolta, dai temi della Sicilia del mito, affrontati nella raccolte precedenti, Quasimodo si volge a quelli della guerra, della questione sociale e dell’impegno. In questo periodo il poeta lavora anche come critico teatrale. Nel 1954 con Il Falso e Vero Verde inizia per Quasimodo una terza fase poetica in cui si affermano tematiche legate al consumismo, alla tecnologia, al neocapitalismo tipiche di quella “ civiltà dell’atomo” che il poeta denuncia con un linguaggio cronachistico e scabro.
Il 10 dicembre del 1959 Quasimodo riceve a Stoccolma il Premio Nobel per la letteratura. Nel 1966 pubblica il suo ultimo libro Dare e Avere e , appena due anni dopo, muore colpito da ictus. Oggi, il poeta, tradotto in quaranta lingue, è conosciuto e stdiato in tutti i Paesi del mondo.

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