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MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO

Modica.it > Il turismo a Modica > Museo Civico Archeologico

Il Museo Civico di Modica, per molti anni all’interno del Palazzo dei Mercedari, dal Giugno 2005 è stato trasferito nei locali dell’ex Tribunale in Corso Umberto, pressappoco di fronte la Chiesa di San Pietro. Per le scelte museografiche e per l’ordine topografico-cronologico il Museo è, senza ombra di dubbio, uno strumento utile alla lettura della storia urbana e per la comprensione della cultura materiale della città e del territorio modicano.

La storia della raccolta museale ruota intorno alla figura di Franco Libero Belgiorno, al quale è stato finalmente intitolato il museo, un intellettuale eclettico che ebbe cura, alla fine degli anni ’50 di ordinare vari lotti di ceramica. Già Paolo Orsi e Evans avevano, nel 1889, registrato la cospicua presenza di ceramica preistorica raccolta nel territorio.
Nel Museo sono esposti resti paleontologici provenienti da diverse zone del modicano, in particolare quelli provenienti dalla Grotta Lazzaro. Nella sezione dedicata alla preistoria, si trovano i reperti provenienti dal villaggio di età neolitica in contrada Pirrone. Si trovano anche materiali databili all’antica età del bronzo e provenienti dal villaggio di Baravitalla a Cava Ispica e da Cava Lazzaro, che confermano l’alta densità abitativa di questi luoghi in epoca preistorica. Molto ricca è la produzione di utensili di selce.

La continuità abitativa nel sito urbano di Modica, tra la Tarda Età del Ferro (una fase che è testimoniata dal ritrovamento del ripostiglio di bronzi rinvenuto in località Mulino del Salto, alla fine del secolo scorso e conservata, attualmente, al Museo Pigorini di Roma) e l’Età Classica e Tardoantica, è documentata da materiali indigeni (fase del Finocchitto) e tardo geometrici (Coppe di Thapsos) provenienti da due tombe scoperte in Via Polara. Gran parte del corredo delle tombe di Via Polara è oggi esposto al Museo Paolo Orsi di Siracusa che merita una visita da parte degli appassionati di archeologia.
Alcuni reperti rappresentano la fase classica ed ellenistica, si tratta di vasi ellenistici (unguentari, skyphoi, patere) provenienti dal Piano di Santa Teresa nella parte alta di Modica.

La presenza di fattorie e villaggi di età imperiale e tardo-antica negli altopiani contigui la città di Modica è testimoniata dai materiali provenienti dalla necropoli di Treppiedi consistenti in brocche, lucerne, fibbie di bronzo, monete.
Risulta significativo la spazio dedicato ai materiali provenienti da Cava Ispica di epoca tardoantica consistenti in ceramiche acrome, anfore da trasporto, bicchieri in vetro e monete.
Una sala del Museo è stata destinata al pezzo più importante dell’intera collezione: il bronzo raffigurante l’Eracle di Cafeo.

Si tratta di una statuetta alta circa 22 cm., venne ritrovata nel 1967, nel corso di lavori che il Comune di Modica stava, all’epoca, eseguendo, lungo il Fiume Irminio e restaurata presso l’Istituto Centrale per il Restauro. Il bronzo fu rinvenuto al di sotto di 8 metri di materiale alluvionale.
La statuetta realizzata a fusione piena ha sotto la pianta dei piedi due puntelli che dovevano agevolare l’inserimento su una base ora mancante. Eracle è rappresentato nudo, in posizione eretta con la leontea sulla testa e l’arco nella mano sinistra; il carico è indicato da una vistosa borsa rigonfia proprio sopra il ginocchio.
La testa dell’eroe è leggermente rivolta verso sinistra; gli occhi sono spalancati; il viso è barbato con piccoli ricci disordinati, i capelli sono resi a ciocche piccolissime. La leontea, poggiata sul capo, ricade attorno alle orecchie, sulle spalle, sul braccio sinistro e lungo la gamba corrispondente. L’espressione del viso è severa, con un piglio felino.
La superficie del bronzo è trattata in maniera molto fine, il modellato è reso in maniera molto accurata e l’artista è stato particolarmente sensibile al ritmo del movimento e alla descrizione anatomica.
All’interno della produzione in bronzo di piccolo modulo rinvenuta nell’isola, l’Eracle di Cafeo si può considerare un ritrovamento eccezionale, un’opera nella quale è possibile cogliere una eco della tradizione artistica della scuola bronzistica facente capo a Siracusa.
Ci si è interrogati sulla collocazione della statua, probabilmente trascinata lontano dal sito originario dalle acque del fiume. Tra le ipotesi più attestate quella che vuole che il bronzo sia un ex-voto, proveniente da un santuario legato al culto della sorgente del fiume. L’opera può essere datata al III secolo a.C.

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