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Convento e chiesa di Santa Maria del GesU'

Modica.it > Il turismo a Modica > Le chiese > Convento e chiesa di Santa Maria del Gesù

Il Convento dei Frati Minori Osservanti con l’annessa Chiesa di Santa Maria del Gesù è uno dei monumenti superstiti dell’architettura del Quattro-Cinquecento siciliano tra i più rilevanti e meno conosciuti.

Il complesso era stato realizzato extra moenia, sorgeva cioè lontano dal centro abitato e, attualmente, si trova nel quartiere di Modica Alta. Non subì danni particolarmente significativi dal terremoto del 1693.

La Chiesa e il Convento furono fondati nel 1478 circa e la costruzione è sicuramente correlata ai finanziamenti di Anna Cabrera, Contessa di Modica e Federico Henriquez, figlio dell’Almirante di Castiglia, che sarebbero andati a nozze nel 1481.
Il legato perpetuo concesso alla fabbrica sanciva il matrimonio ed esprimeva contemporaneamente la volontà del nuovo Conte di risiedere nella Contea come per obbligo dei capitoli matrimoniali. Di fatto non avverrà così dal momento che Anna Cabrera e Federico Henriquez, eccezion fatta per un breve periodo, ebbero residenza stabile in Spagna. Al Convento venne annesso anche uno Studium (Almum Generale Gymnasium Mothycense) aperto non soltanto ai 40 frati che il convento ospitava ma anche ai laici.
La fisionomia attuale del Convento e dell’annessa chiesa è un articolato palinsesto architettonico che abbraccia i secoli dal XV al XVIII.
La facciata, riferibile alla prima metà del XVI secolo, si distingue per il portale ogivale e fortemente strombato che si conclude, ai lati, in due pilastrini pronunciati, privi delle cuspidi che sono conservate al Museo Civico.

L’intero corpo del portale richiama analoghe manifestazioni artistiche dell’area iblea: Cappella della Candelora in Santa Maria delle Scale a Ragusa, il prospetto della Chiesa di Santa Maria della Croce a Scicli e, in misura minore, il Vecchio Portale di San Giorgio a Ragusa. La larga strombatura e la fertile decorazione con iconografie iperrealiste rappresentanti creature marine rientrano in una fase compresa tra gli ultimi due decenni del XV secolo e i primi due decenni del XVI secolo. Tale produzione è stata spesso messa in relazione a quella del Levante Iberico, tuttavia a una più attenta analisi rivela caratteristiche e suggestioni diversificate e complesse.

I capitelli delle colonnine del portale sono scolpiti con una decorazione a motivi fogliacei, stemmi nobiliari e una delle iconografie francescane più diffuse: le braccia incrociate di Cristo Crocifisso e di San Francesco.
Un cordone francescano incornicia la lunetta del portale all’interno della quale doveva trovarsi un bassorilievo raffigurante un Santo dell’Ordine francescano o una Madonna con bambino, il bassorilievo purtroppo non è più leggibile così come si sono quasi del tutto perse le tracce dei due scudi.
Due eleganti finestre monofore con rievocazioni moresche sono impaginate simmetricamente al di sopra del portale. Sotto la cornice marcapiano tra le due monofore sono presenti quattro stemmi, prive oramai delle decorazioni, alternati ad angeli inginocchiati scolpiti. Infine, al di sopra della trabeazione, è innestato il rosone. A sinistra rispetto al prospetto avanza la robusta torre campanaria.

Lo stesso tono di ricercatezza della facciata si riscontra nel Chiostro di forma quadrata sorretto, nel primo ordine, da colonnine decorate e da pilastrini a base ottagonale, nel secondo ordine. La copertura del corridoio del primo ordine è risolta con eleganti crociere, mentre, il secondo ordine, ha una copertura lignea che si appoggia alla muratura tramite mensole. All’interno del cortile contrafforti poligonali segnano gli assi principali e gli angoli del chiostro.
Per gli aspetti linguistici del complesso si fa riferimento a una corrente gotico aragonese-catalana particolarmente viva nella Contea di Modica. Per la struttura architettonica del chiostro non è facile instaurare relazioni con il mondo iberico. I chiostri catalani sono lontani dal tono sobrio, seriale e arcaico che si trova a Modica, qui sono invece più evidenti i richiami a una tradizione locale di ascendenza normanna tipica del primo Cinquecento isolano con aperture alla tradizione neo-romanica dell’Italia settentrionale.

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